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Archivio per la categoria ‘Argomenti vari’

Gli errori di Marta//Marta è una puttana

16 Maggio 2007 4 commenti


Per la gente del posto Marta è una puttana. Per la mentalità comune Marta è una puttana. Si vende ma non per soldi e cosa esiste di più bieco e rivoltante se non vendere il proprio corpo? E, perdipiù, farlo -dice la gente – senza averne neppure un tornaconto economico?!
Marta si fa toccare dagli uomini, si lascia ammirare, sfiorare, sfiorire, si lascia ammaliare e dona piacere per poi riaverlo in cambio. Allora Marta aspetta, aspetta che quel piacere le venga restituito. Aspetta.
“Quanto sei bella Marta”, “Quanto sei sexi Marta quando fai all’amore”.
All’amore?
Marta si ritrae
“Ma quale amore? Voi non sapete di cosa parlate! L’amore non c’entra nulla. Altrimenti perché verreste a letto con me?”

Spes mia

28 Febbraio 2007 8 commenti


La speranza è un cane rabbioso, ti insegue senza sosta e, strappandoti anche l’ultimo brandello di desiderio, ti costringe ancora a correre.
Ogni giorno che passa i segni del trascorrere del tempo si fanno sempre più evidenti, non nella carne, che ancora vive di una giovinezza dovuta, ma lì dove la speranza si aggrappa a quell’ultimo brandello lacero.

Qualcuno ha detto che la felicità che io cerco può essere solo frutto di oblio chimico, ma io dico che esiste. Cazzo!. Chi si accontenta di un dimeno è perduto, ed io non voglio perdermi. Non voglio dover raccontare, alla fine, che questo cane rabbioso mi ha denudata per poi non ricoprirmi di una coperta calda.

De-siderio

20 Febbraio 2007 1 commento


La distanza è colmata dal desiderio.
Il tempo è giudice di verità.

Una storia

4 Gennaio 2007 5 commenti

TEMPORALE (031298)

Quando il confine tra terra e cielo
svanisce con nubi e pioggia cupa,
qualcuno sta piangendo e non sa
che il mio cuore si nutre ormai così.

Questo è il momento che vede sempre
i miei pensieri correre da te
ed il non ritorno fa paura:
gioia è il dolore del non vissuto.

Lampi li guidano nel buio e
tuoni mostrano gli inganni della
mente, che libera sogna ancora.

Tramonto cancellato nel giorno
triste come un sorriso scolpito
sulla pietra che chiamano vita.

IRA (031298) (Quando volevo odiarti)

Salute a voi, fottuti bastardi,
che ridete ed agite senza un perché.
Massa putrida di carne fragile,
il mio odio vi squarterà.

Mai vi fermate a guardare
nell’io che un tempo avevate.
Branco di bestie chiamate uomini,
possiate affogare nel vostro sangue.

Tradite, mentite e uniformate:
ogni cosa esistente è il vostro oro
con cui pagate la vita.

Puttane gaudenti e bugiardi invadenti
che ottenete senza offrire:
Disprezzo e sorrisi sdegnosi vi regalerò.

VIAGGIATORE (311298) (Quando volevo cancellarti)

Incalzato dal fiato dei miei perché bramosi,
cerco di chiudere gli occhi
per iniziare a vivere senza morire,
consapevole della vacuità della mia ricerca.

Non chiesi gioia ma ricevo sputi,
brucianti come sale sulle ferite
del mio tempo fuggente,
fra un turbinio di voci che non voglio sentire.

Chi ha scritto il libro dei miei giorni
ha scordato di chiedermi
se io volessi viverli.

Chi getta chiodi sulla mia strada
è troppo sicuro del fatto
che io non possa volare.

VERSO CASA (08199) (Quando ho capito che vivo per te)

E’ difficile ritrovare se stessi
nel mare tempestoso dell’effimero,
quando il timone della vita
non ha più sogni che lo dirigano.

Freddo è il vento che gonfia le vele
come un abbraccio rimasto incompiuto,
ma il sole celato da nuvole pesanti
splende ancora nel cielo del mio cuore.

Le onde che spezzano questo ponte
ingannevoli e spietate, come calme e
dolci quelle della baia che cerco.

Prenderò una stella dalla notte del domani
e la sua luce, senza tempo,
con un sussurro mi condurrà da te.

PENSIERI ACRONICI (28999) ore 2:30 A.M.

Fluttuando in un sogno senza tempo
ti vedo piangere e sorridere,
avviluppato in una piacevole morsa.
L’oggi, l’ieri e il domani si alternano
con cadenza dolcemente regolare,
preludio di un inizio senza fine.
L’alba è lontana ed il crepuscolo
luce accecante che scruta attraverso la bruma,
realtà nell’illusione che è stata.
Celato in guscio diafano,
incapace di discernere il desiderio
dall’incalzare impetuoso degli eventi;
giustiziato dalla tua verità
vivo in una dimensione eterea
morirò in un’esperienza immortale.
Inconsapevole e razionale la mia anima;
Il tuo essere tale in quanto tale
aleggerà fulgido sul dissolversi
dell’ultima luce.
Sussurri gridati copriranno urla silenziose.
E continuerò a stare con te.

“IL TUO NOME” (12199)

Chi sei, tu che fai della mia vita
una ricerca incessante di te,
nell’anelito di poter un giorno
perdermi nella tua essenza?

Chi ti ha posto sulla mia strada
ha considerato che io dovessi essere
sulla tua, poiché il mio dolore
di gioia non sia per sempre?

La fonte del fiume dei miei sogni
è il sorriso che il tuo cuore
mi regalò in una notte da fiaba.

La luce che brilla oltre il bosco
è l’attesa che nel buio
tu mi illumini del tuo si.

ALFA E OMEGA

Un uragano di parole mai proferite
imperversa sulla valle del mio cercarti.
Sibila il vento, stormiscono le foglie
ed un incendio brucia i miei respiri.

Ho camminato su strade sconnesse:
tu acqua, tu fuoco, tu alfa e omega.
Occhi assassini e guance di seta
ed un paio di ali per volare da te.

Fisso lo sguardo del cuore
fra l’alba del tuo sorriso
e delle paure il tramonto.
Prigioniero di te che amo,
di labbra di miele schiavo.
Prendi la mia mano e saprai chi sono.

ASSENZA (02299)

Un urlo che strazia la ragione
proviene dai recessi dell’anima,
offuscata e prigioniera di te
come un fiume del suo letto.

Fosche tinte incupiscono il cuore
che desidera la tua negata presenza,
fra una tormenta di dubbi ciechi
ed il calore del tuo sorriso.

Non voler pensare al peggio
è sentire le tue brucianti carezze
per vedere dietro il sogno.

Cadere in un vortice di spine
per sfiorare i petali di un fiore
e morire sulle tue morbide labbra.

PAURE (30399)

Un esercito schierato in battaglia,
una canna di fucile che ti fissa,
una lama che cerca il tuo cuore,
terrore di morte violenta ed improvvisa.

Cos’è il buio eterno
o la luce dell’aldilà
se on riuscissi a vederti
accanto nell’ultimo mio viaggio?

Voglio sfidare il nulla in cui credo
per paura che tu non sia
un sogno, una visione effimera.

Voglio strappare la foto in cui
mi dici addio e tuffarmi nella candida
nuvole dove, un giorno, vivremo insieme.

PER SEMPRE (04399)

Cammino su prati verdi
mentre sto su strade polverose,
da un soffio di luce rapito
nel sogno etereo del tuo profumo.

Volo su raggi di sole
abbracciato da respiri d’aria,
con te che sorridi, adagiata
nella culla del tempo ritrovato.

La paura del niente,
perché è il niente senza te,
incalza il mio viaggio verso domani.

La mia corazza indistruttibile,
forgiata dai sussurri del tuo amore,
è la stessa che io offro a te.

Ti amerò sempre.

Mentre uccido, felice !

13 Dicembre 2006 2 commenti

Se io fossi me stessa, unita,
se ogni mia parte fosse corpo e anima, insieme,
mi parrebbe di non poter desiderare altro
se non vedere l’espressione, nuova, del mio viso.

Ciò che sono è qualcosa di tanto lontano da me, ora,
che la solitudine si nutre del suo ghigno malefico.
Così mi lascia stanca, alla ricerca ossessiva di un paio d’occhi.
Occhi grandi che non muoiano davanti al mio essere piccola.

La costruzione di un amore

29 Novembre 2006 2 commenti

La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore,
se te ne rimane.

La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un’altare di sabbia
in riva al mare.

La costruzione del mio amore
mi piace guardarla salire
come un grattacielo di cento piani
o come un girasole.

Ed io ci metto l’esperienza
come su un albero di Natale
come un regalo ad una sposa
un qualcosa che sta lí
e che non fa male.

E ad ogni piano c’è un sorriso
per ogni inverno da passare
ad ogni piano un Paradiso
da consumare.

Dietro una porta un po’ d’amore,
per quando non ci sarà tempo di fare l’amore,
per quando vorrai buttare via
la mia sola fotografia.

E intanto guardo questo amore
che si fa piú vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo.

E sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia.

Sono io che guardo questo amore
che si fa più vicino al cielo
come se dopo l’orizzonte
ci fosse ancora cielo.

E tutto ció mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso.

E la fortuna di un amore
come lo so che può cambiare,
dopo si dice l’ho fatto per fare
ma era per non morire.

Si dice che bello tornare alla vita
che mi era sembrata finita,
che bello tornare a vedere
e quel che è peggio è che è tutto vero
perché

La costruzione di un amore
spezza le vene delle mani
mescola il sangue col sudore
se te ne rimane.

La costruzione di un amore
non ripaga del dolore
è come un’altare di sabbia
in riva al mare.

E intanto guardo questo amore
che si fa piú vicino al cielo
come se dopo tanto amore
bastasse ancora il cielo.

E sono qui
e mi meraviglia
tanto da mordermi le braccia,
ma no, son proprio io
lo specchio ha la mia faccia.

Sono io che guardo questo amore
che si fa grande come il cielo
come se dopo l’orizzonte
ci fosse ancora cielo

E tutto ció mi meraviglia
tanto che se finisse adesso
lo so io chiederei
che mi crollasse addosso

Sì.

Commedia degli orrori// Marta vive

17 Ottobre 2006 13 commenti


Lì sulle scale guardava in giù, Marta, guardava il cambiamento, lo ammirava e detestava allo stesso tempo.
“Partirò” – pensò, all’improvviso, come una folgorazione – “nulla è più come prima, persino le strade sono cambiate, le persone, quali persone? Vivo in un paese fantasma”. Ed era proprio così.
Continuava a vivere, Marta, ma come sospesa tra il cielo e la terra, tra qualcosa che nasce e qualcosa che muore.
Il cambiamento è una morte lenta, somministrata a piccole dosi.
Non si guardava più allo specchio, Marta, perchè aveva paura di vedersi, non di guardarsi ma di vedersi.
“Si, voglio partire. In fondo un viaggio è sempre l’inizio di qualcosa ed io voglio un’inizio, voglio il mio inizio, quello che non c’è mai stato”.
Marta negata a se stessa da se stessa sin dalla nascita.
Marta vive.

Testamento

8 Settembre 2006 6 commenti

Come quando cadendo ci si rialza e sembra sempre che la parola fine abbia preso il sopravvento, così passano le cose della vita, persino quelle che credevi essere le più importanti.
Le cose in cui ho sperato in passato rimangono le stesse di oggi, perchè, in fondo, desideriamo tutti la stessa cosa e fa quasi sorridere con quanto spasmo e ardore la andiamo cercando, confondendoci, ferendoci, vendendoci, violentandoci, riaprendo ferite che mai si rimargineranno.
Ci agghindiamo in attesa di quel meraviglioso imprevisto che non abbiamo mai visto ma che, nonostante tutto, continuiamo ad aspettare, testardi, con i pugni chiusi.
Io sono uguale a te. Desidero ciò che tu desideri. Mi nascondo come te.
Uno sguardo, forse solo quello.

La Sig. A. è morta questa notte, il giorno del mio onomastico, di lei mi rimane un gioiello e un bellissimo sorriso.

Ho trovato uno splendido rifugio qui.
Uno psicologo definirebbe questi miei due anni “elaborazione del lutto”, ma io credo che alcuni lutti non si elaborino mai. Preferisco parlare di “accettazione del lutto e del dolore che ne deriva”.
La definizione più corrispondente al vero che abbiano mai dato di me è stata quella che mi definiva come “un’egocentrica con uno smisurato desiderio d’amore”.

Cala il sipario su questo teatrino, a chi non ha gradito va un grazie per la pazienza, a chi in qualche maniera ha apprezzato o condiviso un inchino ed un sorriso.

14 Luglio 2006 10 commenti


Sentirsi persi può esser doloroso.

Sentirsi persi dentro se stessi lo è ancor di più.

Modì parla per me.

Chocolat, chocolat

13 Luglio 2006 10 commenti


La mia vita è, per qualche strano ed oscuro motivo, legata indissolubilmente ai dolci.
La sede della facoltà che ho frequentato si trovava a fianco ad una pasticceria. Abito in un palazzo di fronte ad una pasticceria. Lavoro in un ufficio sopra una pasticceria.
Continuamente sento odore di dolci. Bomboloni, bignè, torte sacher, cornetti…
Quell’odore mi manda in visibilio, riesce a farmi scordare ogni cosa.
Prima di ogni esame universitario entravo in pasticceria. L’antro infernale. Rimanevo immobile per venti secondi, concentrata, finchè la commessa, stanca di aspettare diceva “allora? ha scelto?”, “sisi, quello, quello e quello!”. Uscivo con un sacchetto in mano, mi sedevo su una panchina e iniziavo a tranguagiare l’odoroso acquisto, mi alzavo e andavo a dare l’esame.
Quando ho cambiato casa, la prima cosa che ho fatto è stata quella di scendere alla pasticceria di fronte e comprare un vassoio di pasticcini che ora so essere i migliori della città.
Ho fatto amicizia con tutti i pasticceri che lavorano sotto il mio ufficio e, praticamente ogni mattina, trovo il mio sacchetto pronto sul banco.
Tutto questo è molto strano, perchè io non ho mai amato i dolci ma, probabilmente, loro amano me!