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Archivio Aprile 2005

Danzando

29 Aprile 2005 5 commenti


Il cuore in gola. Le mani sudate. I muscoli tesi, pronti. Le scarpette, mancano le scarpette. Si potrebbe, in verità, anche senza di loro, ma non ora! il movimento deve ricercare la perfezione. Occorre fluidità, perfezione…fluidità perfetta.
Manca ancora qualche minuto e poi il sangue riprenderà a scorrere, gli occhi a sorridere, le mani ad intrecciarsi. Viva. Ancora una volta.

E’ arrivato il momento. Il cuore ora batte più forte, le tempie pulsano, lo stomaco è chiuso.
Il brusio di voci in sottofondo, manchi solo tu. L’occhio di bue ti cerca, spia dietro al sipario. Sei pronta?

Si danza!

Anima mia

Si danza!

Ma perpiacere!!!

28 Aprile 2005 4 commenti


Non sarebbe male se oggi potessi giocare a fare il tiro al bersaglio con un paio di persone….
Intanto un bel “vaffa” non ci sta per niente male!
Aspetto l’occasione giusta. La ruota gira…gira…gira

Oggi…si….Oggi

26 Aprile 2005 3 commenti


Oggi va meglio, decisamente meglio.
Domenica mattina una luce fioca filtrava dalla finestra della mia stanza, mai vi fu risveglio più dolce. Piano ho aperto gli occhi, riposata, rilassata. L’aria di casa mi ha sempre ridonato il buon umore, la serenità, la tranquillità. Mi alzo, mi avvolgo in una vecchia giacca di mia madre (adoro sentire il suo profumo, mi ricorda quand’ero bambina ed era l’unica cosa che riusciva a calmare i miei pianti), esco dalla stanza e il mio olfatto è totalmente inebriato dall’aroma di caffè. In cucina mia madre è già ai fornelli, mi avvicino la bacio, lei mi guarda e lo sa che non è un periodo facile. Mi accarezza la guancia e io capisco. Non servono parole.
Sono stata bene. Sto bene. Finalmente mi riconosco.

Sabato sera C. ha fatto di tutto perchè andassi da lui a prendere una camomilla, invano ho tentato di spiegargli che alle 2 e 30 del mattino non avevo nessuna necessità di una bevanda che mi concialiasse il sonno, né di qualcuno che godesse delle mie grazie. Forse qualche anno fa. Oggi non più. Ho capito che non ho più bisogno di conferme. So quanto valgo. Tanto, troppo per concedere ancora me stessa indiscriminatamente. Non ho più bisogno di concedermi. Non mi interessa sentire su di me sguardi cupidi e vogliosi che insistentemente si insinuano laddove io cerco di nascondere.

Apro le braccia al mondo, a quest’aria pulita e piena sole. Lascio che il mio viso si riscaldi, che i muscoli si sciolgano e il cuore batta ancora…ancora…ancora…

Ancora adagiata….

22 Aprile 2005 2 commenti


Ancora adagiata su me stessa,
scavo più in profondità,
sotto la pelle, sotto la carne,
un dolore lancinate può coprirne uno identico?

Mi scopro più fragile, ho urlato la mia paura,
mi senti? mi ascolti?
mi hai fatto sola. Hai creato un vuoto. Ti chiedo solo di riempirlo.
Ti chiedo solo di asciugare quella lacrima,
goccia di limone sul mio viso.

Come quando ero bambina
e correvo sulla strada, poi cadevo, mi rialzavo,
le ginocchia sanguinanti,
poi cadevo nuovamente, non piangevo per orgoglio,
il labbro tremante, mandavo giù la saliva.
Pugni chiusi, stretti, fino a far entrare le unghie sotto la pelle.
Mi rialzavo.

Ho bisogno di sapere che ci sei,
che mi ascolti e mi comprendi.
Ho bisogno di sapere se vale la pena
continuare a cadere per poi rialzarsi.
Ho disperato bisogno di sapere
che, nonostante tutto, io non sono sbagliata.

Ora rispondi

Mi ami Tu?

Pensieri ordinari

21 Aprile 2005 1 commento


Finalmente sola. Caffè amaro, inebriata dal profumo cerco di calmarmi un pò (in realtà il caffè non è esattamente il massimo, ma non posso più farne a meno). Sto tentando di rilassarmi, concentrarmi sul lavoro il più possibile, ci provo ma inutilmente. Chiamo una collega, dieci minuti di conversazione, riaggancio, non ricordo più nulla di quello che ci siamo dette.Odio la gente che non ha nessuna voglia di lavorare, la gente che vivacchia aspettando che qualcuno gli risolva i problemi. Oggi penso a questo. Odio chi dice sempre si, per partito preso, per non urtare la sensibilità della gente. Odio chi non ha iniziativa, chi si appoggia a te perchè dai l’impressione di avere le spalle larghe, chi si pulirebbe il sedere con le mani pur di non andare a comprare un pacco di carta igenica. Odio chi cucina sempre le stesse cose perchè manca di ogni tipo di fantasia ed estro, chi non ha preferenze su dove uscire, cosa fare, cosa mangiare e cosa bere. Odio chi gironzola senza una meta, con la testa fra le nuvole aspettando di ricevere un qualsiasi tipo di ordine, purché preciso, chi non pulisce la tavola dopo aver mangiato. Odio chi non mette l’ammorbidente nel bucato, chi non pulisce mai la macchinetta del caffè, chi piscia fuori dal water e usa gli asciugamani altrui. Odio chi pensa di aver comprato il marciapiede e fa un passo ogni dieci minuti, chi ti dice che sbagli perchè non ti soffermi a ragionare (ma fatevi un pò i cazzi vostri!!!). Io almeno sbaglio! Ancora odio chi vuole la botte piena e la moglie ubriaca.
Non ho più voglia di risolvere i problemi degli altri, di intercedere per gli altri, mi sono stancata di fare la paladina della giustizia, di essere buona e gentile per tentare di riallanciare fili che stanno per spezzarsi. Mi sono stancata di amare così tanto ogni cosa che faccio per poi ritrovarmi senza energie e forze. Mi sono stancata dell’ipocrisia che, come una cappa di smog, aleggia sulle nostre teste.
Oggi fa un freddo cane in questo ufficio, le caramelle sono finite e questa sedia è sempre più scomoda.
Guardo fuori dalla finestra, un raggio di sole illumina questa giornata grigia ed io sto già un pò meglio.

Mi cuerpo se me pirde, vivo, en mi alma

20 Aprile 2005 Commenti chiusi


Mi cuerpo se me pirde, vivo, en mi alma

Mi cuerpo se me pirde, vivo, en mi alma,
igual que el rayo del sol último
en el rayo primero de la luna.

Il mio corpo si perde, da vivo, nella mia anima

Il mio corpo si perde, da vivo, nella mia anima,
come il raggio dell’ultimo sole
nel primo raggio della luna.

Juan Ramon Jimenez

Sto iniziando a comprendere (o Ricostruirsi)

15 Aprile 2005 3 commenti


E’ passata un’altra settimana. E’ strano come a volte il tempo assuma una connotazione relativa. I giorni sono passati, lenti ma inesorabili. Mi sono sentita sola, troppo sola. Alti e bassi d’umore. L’unica cosa che sia riuscita a farmi stare meglio sono state, come sempre da 25 anni, le parole di A. Lei ha la capacità di risvegliarmi dal torpore, dal senso di inutilità che spesso mi assale. E’ bastata una domanda: “Qual’è la prima cosa a cui pensi quando ti alzi al mattino?”, ho risposto: “Che sonno!” e lei: “Io penso: SONO VIVA!”. Allora ho capito. Ho capito che, mentre io continuo a riaprire ferite che piano tentano di rimarginarsi e mi torturo con il ricordo dei dolori passati, c’è chi continua a vivere, chi continuamente si rinnamora della vita, chi sente dentro, in maniera profondissima, la fortuna di essere al mondo, la fortuna di svegliarsi al mattino, di esserci, respirare, pensare, ridere, scherzare, piangere.
C’è stato un tempo, ho pensato, in cui anch’io ero così. Non volevo che arrivasse la sera e quando, inevitabilmente arrivava, non vedevo l’ora che iniziasse un nuovo giorno. C’è stato un tempo in cui mi innamoravo della vita ad ogni istante, in cui mi innamoravo delle persone per come erano realmente senza pretese o aspettative. Poi qualcosa è arrivato e si è preso tutto, le risate, l’amore, il desiderio, le preoccupazioni, le gioie. Come svuotata ho ripreso a camminare, vivere. Senza consapevolezza, un automa. Trascinata dalla corrente, non ho più provato dolore, gioia, amore. Solo vuoto, rimpianto, rancore per chi aveva avuto tutto di me e ne aveva fatto un gioco, fino a farlo diventare menzogna.
F. ha riportato nella mia vita la consapevolezza. Inconsapevole mi ha risvegliata e A. tiene desta questa consapevolezza. Grazie.

Allora io ci riprovo. Inizia la ricostruzione.

Come il ghiaccio

14 Aprile 2005 Commenti chiusi


Senza parole, occhi tristi, brivido freddo…
Così, come il ghiaccio.
Dolce illusione che mi regali notti tranquille
e giornate serene, Vai via ora!
Freddo

Il mare dentro

13 Aprile 2005 6 commenti


Eccomi ancora qui, davanti a questa scrivania, su questa sedia che sembra ogni giorno più scomoda, davanti ad un computer che sa fare tutto tranne che parlare. Vedo riflessa la mia immaggine nel monitor, sono io. Poco trucco, occhi stanchi, ogni giorno più magra nonostante continui ad ingurgitare quantità di cibo inaudite.
A 25 anni credo di aver avuto tutto dalla vita, o almeno tutto quello che reputo e ho sempre reputato importante avere. L’affetto, prima di tutto. Tanto. La fortuna di avere un padre e una madre sempre presenti(a volte anche troppo) due sorelle splendide, un’amica che mai mi ha voltato le spalle e continua credere in me nonostante tutto.
Dopo la laurea ho consumato non so quante paia di scarpe alla ricerca di un lavoro, pronta a non rassegnarmi, caparbia, volevo l’indipendenza, sognata e desiderata sin da bambina. L’ho ottenuta.
Per anni ho creduto in una famiglia mia, bambini, in un amore fedele e sincero. Balle, solo e unicamente balle!. Ho sempre fatto girare le cose in maniera perfetta, ordinata, pulita. Sono stata fedele, fedele fino alla fine. Ma la realtà è stata più furba di me. Le cose stavano e stanno diversamente da come le ho sempre volute vedere. Mi sono nascosta dietro falsi miti, false parole, falsi tabù. Ho distorto la realtà che mi circondava, perchè la verità faceva male e fa male. Ho distorto la realtà di me stessa, cercando di essere e apparire ciò che non ero, non sono e non sarò mai: perfetta. Perfetta nei modi, nei gesti, perfetta nel parlare, camminare, ridere, scherzare e persino piangere. Perfetta nel dare amore, fuori e dentro al letto. Una futura perfetta madre, una futura perfetta donna in carriera.
Ora ho capito. Ora che guardo la mia immaggine riflessa nel freddo monitor di un computer dico basta. Mi riprendo la mia vita, i miei sogni, le mie paure, le insicurezze, gli sbagli e ricomincio ad ascoltare il mare che ho dentro.

Cercando

12 Aprile 2005 2 commenti


Alla ricerca di me ho l’impressione di perdermi. Venduta per una carezza, per una frase, un dolce ricordo. Scavo in profondità, annaspando, le braccia stanche, le unghie rotte.
Come un mendicante sul ciglio della strada domando. Si…forse domandare è l’unica cosa, l’unica salvezza per un’anima irrequieta.
In fondo nulla mi è stato rubato, tolto. Nulla ho donato più di quanto non avessi. Non possiedo neanche me stessa. Sono, ma voglio essere fino in fondo, senza riserve, paure. Aldilà della mia fisicità.
Desiderata solo e unicamente per questo. Me.